Definizione e caratteristiche del disturbo
La clinica dimostra che questa patologia se non curata tende a cronicizzare: molte persone giungono alla mia osservazione dopo anni di sofferenze, tentativi falliti, dubbi, depressione.
L’aspetto emotivo è caratterizzato dallo stupore e dall’incapacità a comprendere l’illogicità del proprio comportamento: pur volendo dimagrire, concedersi troppo frequentemente strappi alimentari (dal grosso potere calorico e quindi ingrassanti).

La clinica dimostra che la durata media di un Disturbo del Comportamento Alimentare è lunga, ANNI.
Siamo di fronte ad una patologia di tipo CRONICO e come tale l’intervento è IMPEGNATIVO e COMPLESSO.
Seguire diete rigide (pesi, alimenti precisi, proibizioni) porta prima o poi a trasgressioni: il soggetto pensa di avere fallito, di avere volutamente sabotato il suo sogno di dimagrire e ...perde il controllo pasticciando NON controlla più qualità e quantità!
Il disturbo INIZIA dopo eventi stressanti, minaccianti l’autostima, ad esempio:
fallimenti scolastici o lavorativi
problemi sentimentali o sessuali,
commenti negativi sull’aspetto fisico,
difficoltà interpersonali (coniuge, suocera, colleghi di lavoro)
Evidentemente NON tutte le persone che si sottopongono ad una dieta ristretta sviluppano un disturbo dell’alimentazione ma chi passa da un regime alimentare rigido ad un disturbo alimentare è affetto da una maggiore problematica psicologica o da depressione.

Che cosa scatena la crisi alimentare?
- Le improvvise variazioni del tono dell'umore (momenti di ansia, solitudine, noia, ripetitività, uno stile di vita o mansioni poco gratificanti)
- Una situazione depressiva (difficoltà economiche e lavorative, relazioni extra coniugali, insoddisfazioni professionali o litigi con persone significative)
- La scarsa autostima di se
- Sentirsi, vedersi grassa
- Il desiderio di trasformarsi a breve nell’immagine dei propri sogni
- La fame durante un periodo di estrema restrizione calorica.
Alcuni soggetti BINGE “pianificano” le loro abbuffate: acquistano il cibo, lo nascondono, poi lo consumano nell’isolamento e nella segretezza mangiando velocemente, fino ad essere completamente pieni.
E’ davvero possibile inventarsi un mondo di fantasia entro cui rifugiarsi, per mezzo del cibo?
Periodicamente è possibile perdere i contatti con la realtà, per mezzo delle abbuffate?
La risposta è affermativa: le persone BINGE ci riescono.
Tutte le personalità dipendenti, o meglio NON PIENAMENTE INDIPENDENTI, devono ricorrere a “qualcosa” (tabacco, alcool, droga, sesso, cibo…) per crearsi una realtà fittizia, artefatta.
Il cibo non è né buono né cattivo: può esserlo l’uso che se ne fa o i valori che ognuno gli attribuisce.
Qualsiasi attività spinta agli estremi diventa patologica.
Mentre nelle bulimiche le abbuffate sono precedute da restrizione alimentare, i soggetti con Crisi di Alimentazione Incontrollata non riescono a ridurre l’introito calorico più di tanto.
Sono le variazioni emotive a dare il via alla crisi alimentare.
Il cibo funziona da PSICOFARMACO, da ANESTETICO. Il cibo diventa COCCOLE, AUTOEROTISMO.
E a lungo andare si crea una DIPENDENZA.
Difficile da ESTIRPARE.
Le abbuffate provocano:
- Alterazione della fame e della sazietà: seguire una dieta fortemente ipocalorica porta all’aumento della fame e dell’appetito nei confronti dei carboidrati (pane, pasta, pizzette, crakers e simili, dolci) e quindi all’ abbuffata.
- Emozioni negative: le perdite di controllo su cosa si mangia, soprattutto nei primi momenti possono determinare piacere perché allentano MOMENTANEAMENTE la tensione del dover seguire rigorosamente una dieta ferrea MA... POI LE COSE CAMBIANO.
Subentrano la rabbia per aver fallito, la disperazione per il sogno infranto, il terrore per l’inevitabile aumento di peso.
La sensazione inizialmente piacevole di trastullarsi col cibo gustoso può essere utilizzata per “bloccare” le emozioni negative già citate: tristezza, solitudine, frustrazioni, rimproveri, critiche...
Tale comportamento dà origine ad un circolo vizioso, per 3 motivi:
- Se la persona continua a bloccare le sue emozioni col cibo non risolve MAI i suoi problemi di fondo.
- Le emozioni negative si ripresenteranno all’infinito
- Le abbuffate, passati i primi momenti piacevoli, determineranno altre emozioni negative: senso di colpa, crollo dell’ autostima, disgusto, paura di ingrassare che
a loro volta ri-innescano nuove abbuffate... e così via.
Dai soggetti con BINGE NON sono utilizzati comportamenti di compenso
(vomito, lassativi, intensa attività fisica)
per controbilanciare le conseguenze delle abbuffate.
La maggior parte dei soggetti Binge Eating Disorder è sovrappeso od obeso ed esiste una forte associazione tra tali crisi incontrollate e l’ obesità;
le bulimiche invece generalmente sono normopeso/lievemente sovrappeso.

I soggetti sovrappeso con crisi di alimentazione incontrollata:
- seguono frequentemente diete restrittive.
- Hanno ripetute fluttuazioni del peso (sindrome dello yo-yo).
Le pz. sovrappeso con Crisi di Alimentazione Incontrollata si rivolgono ad Ambulatori per la cura dell’obesità e spesso NON vengono individuate per la loro patologia: di conseguenza sono trattate con le terapie classiche per l’Obesità.
L’inevitabile risultato sarà l’ennesimo fallimento.
La patologia è completamente diversa ed il trattamento DEVE ESSERE inevitabilmente differente da quello per l’obesità.
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