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Introduzione

I Disturbi Alimentari Psicogeni (D.A.P.) costituiscono un gruppo eterogeneo di comportamenti alimentari anomali.

Le modalità di alimentazione disturbata sono cinque:

  1. Anoressia nervosa di tipo restrittivo (soggetti molto magri): le pazienti mangiano molto poco, rifiutano il cibo, alla minima occasione vomitano o si dedicano al movimento eccessivo in maniera maniacale.
  2. Anoressia nervosa di tipo bulimico (soggetti magri): le pazienti intervallano periodi di severa restrizione alimentare ad altri ove sono colte da crisi di alimentazione incontrollata.
  3. Bulimia nervosa (soggetti normali/lievemente sovrappeso): questi soggetti, generalmente tra i 13 ed i 19 anni, mangiano compulsivamente nonostante siano ossessionate e preoccupate per il peso e le forme corporee.
  4. Binge Eating Disorders = B.E.D. (soggetti sovrappeso/obesi): le pazienti, al di sopra dei 20 anni, generalmente intorno ai 35-40, pur detestando il loro peso e le loro rotondità, sono assalite da desiderio incontrollabile di cibo senza essere particolarmente affamate e mangiano in maniera illogica, nonostante desiderino dimagrire.
  5. Disordini alimentari originali ed anomali (il peso è variabile).
Ci vogliamo interessare del BINGE EATING DISORDER che è tradotto in italiano si intende : soggetto affetto da Crisi di Alimentazione Incontrollata (C. A. I.).

Elemento centrale del quadro è la perdita di controllo alimentare, durante la quale il soggetto dimentica tutte le buone intenzioni e mangia compulsivamente, spinto da nervosismo e insoddisfazione di sé.

La pressione sociale per la magrezza a tutti costi presente sui media (TV, giornali femminili) è la causa della Dismorfobia, ossia la repulsione per le proprie forme corporee, dovuta ad una visione distorta del proprio aspetto fisico (peso e fattezze fisiche) causata da un’eccessiva preoccupazione per la propria immagine ( in altre parole queste pazienti si vedono più grasse e più brutte di quanto non lo siano nella realtà).

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Una domanda sorge spontanea:
tale patologia è terreno della psichiatria o della dietologia?

Della dietologia, naturalmente!

Perché le persone affette da tale disagio sono disturbate dal punto di vista alimentare ma non presentano patologie psichiatriche come schizofrenia, disturbo bipolare o depressione maggiore ma ansia, malinconia, rabbia.

La figura che può aiutarle è un medico chirurgo, specialista in Dietologia e Scienza dell’alimentazione (nulla a che vedere con il nutrizionista), perfezionatosi sul campo (almeno dieci anni di esperienza clinica) nei disturbi del comportamento alimentare.

UN COCKTAIL ESPLOSIVO

Il pregiudizio sociale nei confronti delle persone grasse spiega perché queste ultime valutano il loro valore con l’ago della bilancia e con le forme del corpo.
L’unica soluzione possibile è perdere peso velocemente nei centri di dimagramento selvaggi

ove la ciarlataneria non ha limiti,

con massaggi o diete drastiche, non importa se squilibrate, purché diano risultati velocemente.

Gli effetti psicologici delle restrizioni alimentari brutali sono sotto gli occhi di tutti:
  • Incremento della bulimia nervosa nelle adolescenti.
  • Aumento della depressione, dell’isteria.
  • Comparsa di un quadro nuovo ma devastante : il Binge Eating Disorder (o crisi di alimentazione incontrollata) nei soggetti femminili adulti anche di 30-40 anni.
Percentuale di trattamento

La percentuale delle ragazze anoressiche in cura è abbastanza elevata: l’adesione al programma è altalenante, esse sono comunque seguite da un terapeuta o da un’equipe.

L’80% delle ragazze affette da bulimia non è in trattamento e soffre in silenzio, di nascosto.

I soggetti affetti da Binge Eating Disorder sono raramente riconosciuti come tali: vengono erroneamente confusi con le altre persone sovrappeso o obese; i test che permettono una diagnosi non sono alla portata di ogni terapeuta e pochi hanno intenzione di prenderli in cura.

Esistono pochi dietologi esperti in questa patologia e spesso i loro studi sono ubicati lontano dall’abitazione dei soggetti affetti
  • L’anoressica, generalmente giovane, non riesce a diventare adolescente.
  • La bulimica e la binge, comportandosi da adolescenti, non riescono a diventare adulte.
Binge Eating Disorder

E’ un comportamento patologico caratterizzato da due componenti:
desiderio di dimagrire e da
contemporanei, ricorrenti episodi
di perdite di controllo sul cibo,
dovuti a nervosismo, emotività, noia, malinconia,
le così dette abbuffate compulsive,
senza metodi di compenso
(vomito o uso di lassativi).

La quantità di cibo introdotta può variare da soggetto a soggetto: l’aspetto caratteristico è non voler ingrassare ma non riuscire ad evitare di mangiare fuori dai pasti alimenti calorici, pur detestando le proprie forme ed il proprio peso abbondante.

Questo comportamento è definito
dissonanza cognitiva: pensieri e decisioni si contrastano tra di loro per incoerenza logica.

Se il soggetto persiste con questo atteggiamento subisce un forte disagio emotivo tanto più aggravato
quanto più la dissonanza è riconosciuta anche
dagli altri individui dello stesso ambiente
(marito, figli, suocera o colleghi d’ufficio).

LA TERAPIA DOVRA’ CORREGGERE QUESTA DISCREPANZA.

Di norma il soggetto è inconsapevole di essere affetto da questo quadro clinico ma soffre in silenzio per il suo comportamento contraddittorio ed inspiegabile.

Di fronte al termine abbuffata le persone si spaventano rifiutando energicamente di esserne affette : si assolvono.
Niente di più sbagliato: negare la realtà può fare comodo, farci sentire meglio ma la diagnosi di pone senza scampo quando, volendo dimagrire si mangia fuori dai pasti cibi calorici più di due volte alla settimana.

Non guardare in faccia all’evidenza farà solo soffrire
per l’incapacità di soddisfare il desiderio
di avere un corpo diverso ed un peso accettabile.


E’ necessario fare una premessa:

C’è abbuffata ed abbuffata.

Un episodio in cui si introducono quantità consistenti di alimenti
può succedere a chiunque, spesso
dopo frustrazioni, litigi, rabbia, ansia, malinconia, depressione.

Ma se tale modalità si ripete frequentemente, quasi un’ abitudine,
è segnale di problematiche psicologiche complesse e la diagnosi è : mangiare in maniera compulsiva, ossia essere affetta da
Disturbo del Comportamento Alimentare.

Poiché nel soggetto obeso è difficile distinguere
tra episodio di alimentazione eccessiva ed abbuffata,
la sua definizione si è modificata notevolmente
nel corso di questi ultimi anni.

Non è più necessaria un’abnorme quantità di alimenti
(come succedeva alle ragazze bulimiche dei primi anni ‘90).


L’aspetto più caratteristico è
la perdita del controllo sul cibo, qualsiasi esso sia:

trovare difficile fermarsi quando si inizia a mangiare e non controllare quanto e che cosa si mangia.


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Significativi episodi di abbuffate sembrano affliggere
il 20-30% delle persone
(adolescenti ed adulte) che si presentano ad un dietologo
per un trattamento dimagrante.
Tale comportamento va distinto dalla bulimia,
la quale generalmente è seguita da episodi di compenso
(vomito autoindotto, uso di lassativi, esagerata attività fisica).

Colpisce spesso le obese ma anche le normopeso
(il peso non è un criterio diagnostico)
e si manifesta con

crisi di Alimentazione incontrollata.

La binge eater, quando perde il controllo su cosa e quanto mangia,
ha deciso che la sua giornata è oramai “compromessa”,
per cui si concede altri strappi alla regola.

Tale quadro è caratterizzato dalla regolare presenza
di due o più giorni alla settimana
di introduzione incontrollata di cibo.


(il soggetto vorrebbe limitarsi ad un piccolo assaggio o
limitare il numero di pezzi di cibo, ma non riesce
ed eccede pur non volendo arrivare a tanto).

“Quando qualcosa mi preoccupa cerco di sfuggirla ...mangiando!

Il cibo è un modo per sfuggire le problematiche della vita,
qualsiasi esse siano.

BLOCCO DELLE EMOZIONI: le piccole ma ripetute PERDITE DI CONTROLLO sul cibo allontanano da stati emotivi intollerabili come
l’ANSIA, la RABBIA o più semplicemente
una vaga MALINCONIA di fondo.

“Non riesco a tollerare questo stato emotivo, così blocco l’emozione mangiando”.

Il soggetto vede solo gli aspetti positivi del cibo introdotto
a breve termine ( eliminazione dell’ansia o del nervosismo)
e non gli effetti negativi a lungo termine.

Si concentra solo sull’IMMEDIATO e non sul DOPO.
Spesso la storia di queste pazienti è caratterizzata
da un elevato numero di diete.

Nonostante ogni volta si impegnino con “fermezza e grandi propositi”, NON riescono a seguire nessuna dieta oltre pochi giorni
perché si arrendono regolarmente,
ricadendo nelle perdite di controllo alimentare.
Più la dieta è ferrea e ipocalorica, più facilmente eccedono in crisi compulsive con un circolo vizioso inarrestabile.
Ci sono valide ragioni per supporre che proprio seguire delle diete drastiche (che promettono dimagramenti eclatanti)
giochi un ruolo chiave
  • nell'iniziare
  • e nel mantenere crisi di abbuffate
L’aumento di peso conseguente modifica l’immagine del proprio corpo, pone problemi di abbigliamento e di relazione con gli altri:

la persona può sentirsi brutta, ripugnante, rifiutata,
e produce stati d’animo negativi come

ansia, tristezza, rabbia.

Il grasso diventa uno scudo e il sovrappeso una rassegnazione.

Ma l’ambiente di studio o di lavoro è competitivo e sa essere spietato nei giudizi, con l’emarginazione e lo scherno.

Essere magra, carina, in forma diventa l’unica chance per riscattarsi, farsi giudicare positivamente ed accettare.

La mercificazione del corpo femminile crea ubbidienza
ai dettami della moda ; ecco il ricorso esasperato
al miracolo promesso da estetiste e profumerie:

la crema prodigiosa, il centro estetico alla moda,
la dieta sorprendente.

SBAGLIATO.

Sono il burqua che incatenerà sempre di più queste pazienti all’insuccesso ed alla disperazione.
 

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