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Organizzazione psicologica del Binge Eating Disorder (B.E.D.)
I disturbi del comportamento alimentare sono patologie sommerse che creano molta sofferenza psicologica a chi ne è affetto: iniziano e continuano subdolamente, accompagnando le donne per anni ed anni.
Se non entrano in terapia e se non trattate adeguatamente da specialisti esperti non riescono ad uscire dal tunnel della malattia ( perché di malattia si tratta), con la quale dovranno convivere per tutta la vita.
L’esordio è subdolo, senza una chiara causa apparente, spinti da “nervosismo” o “irrequietezza”. Generalmente il rientro a casa dopo il lavoro o dopo le commissioni, scatena un desiderio, difficilmente controllabile, ad introdurre cibo, pur non avendo particolarmente fame.
Due domande sorgono spontanee : cosa spinge queste persone a rimpinzarsi di cibo sebbene siano coscienti che ciò aumenterà la cellulite, i fianchi debordanti e farà lievitare il peso corporeo?
Qual è la molla che, pur volendo dimagrire, le spinge a comportarsi in maniera così illogica?
Generalmente la causa è “dentro” le pazienti : alcune la definiscono un’ ”abitudine insana” o un “vezzo o un vizio”; qualcun’altra ritiene di essere soggetta ad una sorta di “dipendenza” o di usare il cibo come “anestetico”...
Una situazione complessa, dunque.
La risposta risiede in una terapia appropriata, studiata caso per caso, difficile da reperire comunemente, che solo tanti anni di pratica incessante con migliaia di pazienti può assicurare.
Distinguiamo:
A) un “Quadro GIOVANILE” (13 – 19 anni) e
B) un “Quadro ADULTO” (sopra i 25 fino a 45-50 anni).
A) Da uno studio americano è emerso che anche le donne e le ragazze “piacenti” sono insoddisfatte del proprio peso e del proprio corpo e mostrano una maggiore aspirazione al perfezionismo delle altre. (Int. Journ. of Eating Disorder – 2000) L’organizzazione psicologica dei soggetti B.E.D. è complessa:
- Hanno una visione di sé che oscilla tra il massimo della stima nella propria efficienza alla critica più feroce.
- Sono dominati dalla paura ossessiva di biasimo e di delusioni.
- Posseggono un’estrema vulnerabilità alla disconferma del proprio aspetto fisico da parte dell’ambiente sociale.
- Sono sovrastati dal terrore di deludere gli altri e di essere delusi.
- Presentano una personalità fragile, incapace di affrontare l’ansia e gestire le frustrazioni.
- Hanno la tendenza ad evitare la realtà rifugiandosi in progetti e fantasie meravigliose che non verranno mai realizzati.
- L’aspetto fisico è un rifugio ed un cruccio:
- ingrassando ci si sottopone al giudizio spesso impietoso degli altri attraverso mille messaggi : lo sguardo, i commenti, i silenzi, il rifiuto;
- dimagrendo si è felici dell’approvazione sociale, senza necessariamente essere scrutati “dentro”.
La famiglia di origine è caratterizzata da ambiguità, incertezza e confusione.
Spesso una gravidanza indesiderata o la speranza di risolvere una crisi coniugale grazie ad un neonato crea un ambiente familiare incerto e insicuro, così come la presenza di un padre periferico e assente (per impegni di lavoro, di politica o hobby), cui fa da controaltare una madre ambigua che esprime la rabbia repressa verso il consorte criticandolo ripetutamente in sua assenza.
I soggetti affetti da B.E.D. hanno avuto madri con forti problemi di ansia, di angoscia, di lutti: madri spesso marginali, preoccupate molto dell’aspetto esteriore, ma poco delle esigenze emotive della figlia che in tale atmosfera ha sviluppato la sua struttura cognitiva.
E’ ovviamente nell’adolescenza che esplode il disturbo della consapevolezza delle proprie sensazioni.

La ragazza ha difficoltà a riconoscere le proprie percezioni per l’azione di controllo e di intrusione della madre la cui figlia non deve avere idee proprie ma uniformarsi all’immagine borghese e formale di una famiglia unita e felice.
Durante lo sviluppo avvengono cambiamenti fisici, difficili da gestire : il corpo tradisce con l’aumento del tessuto adiposo, con il delinearsi delle forme.
Compaiono precocemente la paura di critiche e le delusioni sia nell’ambiente familiare che nei rapporti con i coetanei. La ragazza si abitua a rifugiarsi nel sogno di grandi ed esagerate aspettative di vita felice con inevitabili delusioni. B) Nell’origine tardiva, sopra i 25 anni il quadro esordisce spesso intorno ai 35-40 anni, generalmente dopo una crisi esistenziale (di coppia, delusioni dai figli, sovraccarico di lavoro, esigenze di carriera, perdita dell’occupazione...) che sfocia in una depressione misconosciuta, della quale la paziente non ha coscienza, anzi rifiuta categoricamente (fa parte delle normali reazioni alle notizie indesiderate). L’insicurezza ed un senso di delusione non ben definibile domina i pensieri e la vita di queste donne.

Il senso indefinibile di “vuoto interno“ viene erroneamente interpretato come fame, necessità, nutrimento; unica sicurezza ben controllabile che copre, che nasconde. Il cibo, reperibile ovunque a basso prezzo, è un AMANTE meraviglioso, sempre sorridente e disponibile ad ogni ora del giorno e della notte. Se chiamato giunge con la velocità del vento. Non tradisce mai. Il pane fresco è sempre croccante. Il cioccolato riempie, avvolge, scivola, stordisce, rassicura, sempre. I crackers al gusto di pizza sanno di festa, di mare, di sole, di gita fuori porta, sempre. I rifiuti, le delusioni, la tristezza i momenti di solitudine suscitano disorientamento e carenza; vengono placati, riempiti con mangiate eccessive, (una miscela di farinacei, di dolci, di pane e salame, tutti cibi ipercalorici), perché l’aspetto caratteristico di questo quadro è la perdita di autocontrollo.
“Non vorrei farlo, ma non riesco a resistere!”.
“ Mi dico : mangio solo 3 cioccolatini, ma poi svuoto la scatola”.
“Perché?” Perché, si chiede continuamente quando guarda sconcertata i resti della sua festa solitaria mentre l’amante meraviglioso è fuggito per l’ennesima volta? “Cosa ho concluso?”
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