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Quale medico e quale trattamento?
Per una paziente affetta da Binge Eating Disorder

(un comportamento patologico caratterizzato da due componenti: desiderio di dimagrire e da contemporanei, ricorrenti episodi di perdite di controllo sul cibo, dovuti a nervosismo, emotività, noia, malinconia, solitudine, uno stile di vita poco gratificante, senza metodi di compenso)

due sono gli aspetti difficili da affrontare:
  1. riconoscere e confessare a se stessa di esserne affetta.
    In altre parole avere la percezione della patologia
    e della sua complessità.
    Generalmente rifiuta l’eventualità, nega il disturbo.
Si spaventa, si assolve.
Il termine fa paura.
Niente di più sbagliato: negare la realtà può fare comodo,
far sentire meglio ma la diagnosi si pone senza scampo quando, volendo dimagrire, si mangia fuori dai pasti cibi calorici.
BH98
  1. Affrontare il problema con un Medico.
    Il quale talvolta ascolta in modo distaccato e impersonale e,
    senza dimostrare il minimo di empatia alla sofferenza,
    si limita alla banale prescrizione dietologica, dimostrando
    di non conoscere e saper trattare la patologia in questione.

LA TERAPIA

Abbiamo già visto come un periodo di diete più o meno ipocaloriche precede l’inizio delle perdite di controllo.
E’ possibile che per alcuni soggetti sovrappeso lo stile medico tradizionale, direttivo possa inizialmente funzionare
per uno stato di soggezione,
ma per quanto tempo?
E’ IMPOSSIBILE, essendo affetta da un Disturbo Alimentare,
affidarsi a ordini e privazioni
ed accettare, senza fiatare,
grammi, porzioni minute, rinunce.

Il dietologo più che un giudice o un carabiniere,
deve essere un consulente,
un alleato che gioca per la paziente.
Il Dietologo deve coinvolgere, condividere le decisioni,
i tempi e la lunghezza dei passi da attuare
non fornire rigidi pasti e grammature.
BH100
Esiste una terapia specifica per questa patologia, studiata e testata
con migliaia di pazienti.

Il successo della terapia è legato alla capacità dello Specialista
di diluire nel tempo i cambiamenti, proponendo passi
con obiettivi intermedi in vista di quello finale: così facendo
la depressione, la sfiducia nelle proprie capacità
di modificare
il proprio stile di vita
diminuiscono.
Il trattamento di elezione che ha dato i migliori risultati
in tutti i paesi del mondo è
la terapia cognitivo-comportamentale
adattata a questa problematica.


I risultati fallimentari dell’approccio tradizionale
(ahimè seguito dalla maggioranza dei terapeuti)
lo confermano.
E’ devastante, come possono confermare coloro che lo hanno provato ed hanno sperimentato
l’insuccesso e l’ennesima frustrazione della dieta nella cura
del Binge Eating Disorders.

Ad una persona dedita a perdite di controllo sul cibo
fornire restrizioni e grammature rigide
la spinge velocemente in crisi e quindi all’abbuffata!

La terapia collaudata e vincente rifiuta categoricamente l’utilizzo
di una procedura fondata solamente sulla restrizione.

Personalmente da 15 anni curo nel mio ambulatorio
e con la terapia a distanza tramite internet
(vedi filmati : Terapia On Line a distanza e Ebook di Auto Aiuto Guidato)
migliaia di pazienti con risultati eccellenti.
Gli esiti positivi mi danno ragione.

La terapia, SPECIFICA per i Disturbi Alimentari,
deve ristrutturare la dissonanza cognitiva
(già spiegata nel capitolo Definizione)
e rompere la dipendenza
L’obiettivo primario è la progressiva
riduzione delle perdite di controllo sul cibo
fino alla loro cessazione:


è regola che la loro frequenza si riduce fin dall’inizio.

La terapia è divisa in fasi, successiva l’una all’altra,
ciascuna fondata su una serie di interventi specifici
in grado di minare gli aspetti cognitivi del disturbo.
BH140

La riduzione delle perdite di controllo
ha un effetto antidepressivo, migliora l’umore,
favorisce un buon controllo sul cibo,
riduce il nervosismo e l’ansia.
Lo Specialista che cura questo disturbo deve possedere :
  • pazienza
  • doti di ascolto,
  • doti di negoziazione,
  • abilità comunicative,
  • capacità di trasmettere fiducia,
  • abilità di trascinatore e induttore di speranza ,
  • disposizione a prendersi carico del paziente e dei suoi problemi,
  • disponibilità a partecipare attivamente al cammino di guarigione.
Il primo incontro terapeutico è focalizzato sul paziente, sui suoi disturbi, sul grado di sofferenza, sulle tentate soluzioni.

Successivamente,
si procede alla terapia vera e propria.

Il coinvolgimento attivo del paziente alla terapia e alle decisioni comportamentali è indispensabile per la riuscita della cura.

Grazie all’uso di test e questionari deve far emergere i problemi psicologici e sociali legati alle abbuffate compulsive: la relazione tra questi e le perdite di controllo non sono sempre di facile lettura.
Le preoccupazioni, le insoddisfazioni che scatenano le abbuffate devono essere oggetto di dialogo nel corso della terapia:
il medico deve aiutare il paziente a far emergere i suoi sentimenti problematici, il più delle volte repressi,
sepolti sotto una facciata di silenzio e controllo:
  • Bisogno di approvazione,
  • terrore del giudizio altrui,
  • sentirsi fuori posto,
  • solitudine pur all’interno di una famiglia all’apparenza felice,
  • difficoltà a fidarsi degli altri e credere nelle relazioni,
  • i rapporti sessuali sono emozioni forti che possono essere evitate con l’abbuffata,
  • rabbia e aggressività.
Le abbuffate e l’aumento di peso sono solo la parte emergente dell’iceberg.

Sotto il pelo dell’acqua c’è una struttura complessa di sentimenti, emozioni, desideri intricati tra loro che costituiscono il tessuto del disturbo del comportamento alimentare.
Aiutare il paziente a uscirne e a rivivere la sua vita in piena libertà è l’aspetto più bello della professione per un dietologo.
 

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